L'importanza dello scrivere un diario

Bentornati a tutti i lettori di Idea Fulminea, anonimi e non.
Avevo intenzione di scrivere questo post da un po' di tempo, ma non avevo mai trovato le parole giuste per esprimermi adeguatamente a riguardo; ma ecco che finalmente credo di aver trovato la maniera corretta e, forse più adatta, di scrivervi quella autobiografica.
Infatti mi sento di condividere questa mia esperienza , nella speranza di spingere nuove generazioni (detto da una che fa parte delle nuove generazioni) a scrivere.

Tutti almeno una volta nella vita abbiamo attraversato quella fase in cui -o a dodici anni, o a diciassette e forse più avanti- abbiamo provato a scrivere la nostra giornata, le nostre cotte preadolescenziali o addirittura sfoghi su un foglio di carta che ci capitava tra le mani; ma crescendo e se si ha voglia di preservare i ricordi, belli o brutti che siano, ecco che tenere un diario risulta essere utile.
Alcuni iniziano per solitudine, non avendo nessuno con cui parlare, altri per diffidenza nei confronti di quelli di cui si circondano, e altri ancora per il semplice piacere di scrivere, di stringere tra le dita una biro e di farla scorrere su un pezzo di carta. Qualcuno scrive ogni tanto, giusto quando succede qualcosa di memorabile, altri quando si ricordano e presi dal senso di colpa cominciano a scrivere poemi lunghi dieci pagine, e altri (come me), scrivono assiduamente tutti i giorni, anche se spesso non hanno molto da dire riguardo la propria vita.
Beh, per me lo scrivere un diario è un rito giornaliero, che mi serve per scaricare piccole tensioni quotidiane, o per riversare nero su bianco cose che considero particolarmente interessanti ed eccezionali. C'è sempre quel momento della giornata, di mattina o in tarda notte, in cui ho voglia di ritagliare dieci minuti del mio tempo per me, e a quanto senta di condividere con me stessa; ma certo è che dopo aver appuntato ciò che considero necessario, mi sento pervasa da un piacevole stato di quiete, in cui mi rilasso ed in cui mi preparo ad affrontare la giornata, o ad andare a dormire.
Scrivo diari credo da quando ho imparato a comporre frasi di senso compiuto, negli anni quindi delle elementari, dove i pensieri o parole chiave ruotavano attorno ad amichette, bambini carini o a mamma e papà. Ma negli anni il foglietto formato mignon si è trasformato in quadernino a righe (così sembravano avere più contenuto rispetto ai quadretti), in cui cominciavo a commentare i comportamenti delle persone che mi circondavano, arrivando in fine ad avere vere e proprie agende, in cui appuntavo sia pensieri più o meno profondi, sia ritagli di giornali e fotografie ritraenti momenti più o meno da ricordare.
Sono circa due anni però, in cui la scrittura del diario ha assunto la forma giornaliera terapeutica a cui ho accennato prima, e tutt'oggi conservo i diari dal duemila e undici ad oggi.
Rispondendo alla domanda "Perché scrivi un diario?' un po' più approfonditamente, chiarirei il fatto che nel proprio diario l'individuo non ha regole, è letteralmente immerso in un universo in cui rifugiarsi per essere veramente se stessi, per liberare le parti della propria personalità che ad età diverse nella società vengono considerate sciocche o infantili, come ad esempio passioni che hai sottopelle da quando sei nata e che, purtroppo, raggiunta la maggiore età siamo obbligati a nascondere in un cassetto per essere presi sul serio nel mondo esterno.
Attenzione però, vorrei chiarire che lo scrivere un diario non significa stringere un legame col proprio passato, almeno non per tutti; non significa legarsi a ciò che è successo senza l'intenzione di cambiare. Per qualcuno il diario assume questa sfaccettatura, ma non per tutti; anzi, è interessante qualche volta rileggere cose scritte due anni prima e notare quanti cambiamenti una persona ha fatto, quanto cose che al momento sembravano così significanti, dopo ventiquattro mesi ci appaiono sciocche e incredibilmente inutili.
Non so se ci siano dei genitori tra i lettori di Idea Fulminea, ma se ci sono e se state leggendo questo post, sento di consigliarvi di spronare i vostri figli ad esprimersi attraverso un diario, o attraverso un quadernino da due euro, chiedendogli di scrivere anche solo una frase al giorno o quando ne sentono il bisogno, dandogli l'opportunità di dare sfogo a quei lati di sé che non tutti ci sentiamo di denudare al mondo, quei particolari della nostra anima che preferiamo tenere per noi, e per nessun altro.

Cosa si fa di un diario, una volta girata l'ultima pagina?
Beh, personalmente tenendo un diario giornaliero, lo scrivo su una agenda giornaliera, che inizia il primo di Gennaio e termina il trentuno di Dicembre, e così facendo li catalogo tutti scrivendo sul dorso del diario l'anno di appartenenza e riponendoli insieme in un cassetto (o scatola), con l'intenzione di preservarli.
Poi chissà, tutti siamo diversi, quindi se non vorrete tenere il passato chiuso dentro un cassetto a vita, potrete imitare Kuki Gallman (scrittrice di "Sognavo l'Africa") e bruciarli quando sentirete di poter distaccarvi dal vostro passato, quando sarete in grado di voltare pagina nella vostra vita.

Spero di avervi passato un minimo di interesse verso questa abitudine, sperando di indurvi a provare a tenere un diario.
Valentina


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